giovedì 8 ottobre 2026

Lasciarsi guidare, un passo dopo l'altro

Quando si balla, il follower deve affidarsi al leader (si chiamano così i due ruoli); se fa di testa propria, si perde quella fluidità delle figure che tanto ci incanta quando vediamo qualcuno ballare. Se, invece, il follower si lascia guidare, viene fuori un ballo armonioso... ed entrambi riescono a gustare appieno l'esperienza. E l'affidamento è importante anche quando non si conosce l'altra persona: non è qualcosa che si può solo costruire con il tempo... l'intesa aiuta, ma non è una condizione necessaria. Inutile dire che, come follower, sono sempre stata indisciplinata: anticipo un passo, correggo la posizione del leader, cerco di guidare io, talvolta persino senza accorgermene.

La notte scorsa, quasi d'improvviso, mi è venuta in mente questa immagine per parlare del terzo ladro che ho identificato nella mia vita: quello del voler fare tutto io, tutto da sola, anche quando non ce la faccio, anche quando mi mancano le energie... È un altro dei ladri che mi ruba la vita in abbondanza che il Signore ci ha promesso. E cosa mi ruba, in particolare, di questa vita? Quando penso di dover andare avanti sempre e comunque, anche quando non ne ho le forze, quando penso di non potermi permettere di fermarmi, sto dicendo che sono da sola, che non mi fido di nessuno, che non faccio affidamento su nessun altro al di fuori di me stessa: è un ladro che mi ruba la fede.

Qualcuno potrebbe pensare che vivere la fede, lasciando fare ad un Altro, possa essere un modo di non fare più niente, perché tanto ci penserà la Provvidenza. Ma ancora una volta è l'immagine del ballo che mi aiuta a spiegare meglio quale sia, invece, l'atteggiamento di fede più autentico da seguire: affidarsi al leader non vuol certo dire smettere di ballare, anzi richiede comunque attenzione da parte del follower per 'rispondere' alle indicazioni che il leader gli dà. La mia fatica, nel ballo come nella vita spirituale, è proprio quella di lasciarmi guidare.

Eppure, quando prego, nei momenti in cui riesco a lasciarmi guidare, mi accorgo di una cosa: non sto ferma "a guardare". Mi muovo eccome, solo che il movimento non parte da me. Domenica scorsa, sul foglietto della messa, ho trovato una frase di un monaco copto ortodosso, Matta el Meskin, che mi è sembrata dire proprio questo:

La fede in Gesù Cristo non è una teoria, ma una forza che agisce capace di cambiare la vita. Ogni uomo che vive in Cristo Gesù deve essere portatore di tale forza, deve essere cioè capace di cambiare la propria vita, rinnovarla per la potenza di Cristo.

♦ In quali momenti della vostra vita vi riesce più difficile lasciare la guida a qualcun altro? E come vi sentite quando vi lasciate condurre? 

Per tanto tempo ho fatto una grandissima fatica a vivere la fede, lasciandomi condurre dal Signore. Mi fermavo a pregare, ma la preghiera non era un dialogo: era un monologo in cui presentavo al Signore i miei pensieri, le mie richieste e, soprattutto, i miei piani, nella migliore delle ipotesi cercando, ma solo alla fine, la sua approvazione. Così mi sono accorta che, in queste situazioni, era più facile confondere la mia volontà con la sua, altro che affidamento: avevo già in testa come tutto avrebbe dovuto risolversi.

E anche nei periodi di maggiore fervore, in cui mi riesce quasi naturale affidarmi, ecco che può succedere qualcosa di inaspettato che mi turba e torno a pensare a come darmi da fare io per far "quadrare" tutto. La risposta, invece, viene dalla Parola: non sono io a dover spostare le montagne da sola.

In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. (Mt 17, 20)

Eppure, leggendo questo versetto, dubito... come faccio a credere che la mia fede possa avere una tale forza? Mi sembra che Matteo voglia dirmi proprio questo: basta una fede piccola quanto un granellino di senapa; non serve una grande fede, non serve che sia una credente "perfetta"... basto io, così come sono... e, pur nella mia piccolezza, povertà e imperfezione, mi basta lasciare uno spiraglio perché sia la grazia di Dio a fare il resto, ad operare dentro la mia vita.

Quando nel ballo si sbaglia un passo o una figura, l'istinto potrebbe essere quello di farsi prendere dall'agitazione e pensare di aver combinato un pasticcio; a me qualche volta è capitato proprio così. Eppure, basta fermarsi, ascoltare la musica e ripartire dal ritmo.

♦ Quando succede qualcosa di inaspettato che vi turba, qual è la vostra prima reazione? Che cosa succede se provate, invece, a fermarvi per seguire il ritmo?

Non sempre le cose si risolvono come speriamo e, quando succede, è facile perdere la fede, pensare che credere e affidarsi sia stato inutile e lasciarsi andare alla disperazione. È un po' quello che ho vissuto e condiviso nel post precedente, quando non sapevo se quella sensazione improvvisa di tristezza e di vuoto si sarebbe risolta. Fede e speranza sono così intrecciate che faccio quasi fatica a tenerle distinte... Proprio mentre ci riflettevo, ho trovato questo versetto di San Paolo, che presenta la fede come qualcosa che si sperimenta:

La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono. (Eb 11, 1)

Non è una certezza che posso verificare, è piuttosto la fiducia di chi si affida: è la fede a dare sostanza alla speranza, e a sostenerla quando le cose non vanno come vorrei. Il capitolo prosegue con una lunga fila di esempi: chi per fede conquistò regni e chiuse le fauci dei leoni, chi per fede ha vagato nei deserti. Tra loro c'è Abramo:

Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. (Eb 11, 8)

E di tutti loro San Paolo dice, alla fine del capitolo: 

Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi. (Eb 11, 39-40)

Mi consola pensare che nemmeno i testimoni più grandi nella fede siano arrivati da soli: nessuno di loro ha visto il compimento, che è arrivato dopo, ma hanno continuato a credere e la loro fiducia non è stata vana. La promessa si compie insieme, un passo dopo l'altro, e in tempi che non stabiliamo noi. Anche senza sapere dove vado, posso lasciare un seme e fare la mia parte; non è detto che ne vedrò i frutti, ma posso credere che quel seme non andrà perduto. Quando mi fisso su quello che voglio io, specialmente quando non riesco a conseguirlo o a "farlo succedere", rischio di non accorgermi di quello che di buono c'è già e di quello che può ancora nascere.

♦ Qual è una situazione, nella vostra vita, che non si è risolta come speravate? Che cosa vi è rimasto, nonostante questo?